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Ebbi l'idea di scrivere un manuale semplice e completo sul Taekwondo poco prima delle Olimpiadi di Sydney, Giochi che avrebbero consacrato in maniera definitiva lo sport coreano per eccellenza.

Possibile che una disciplina olimpica non avesse un riscontro concreto sul piano bibliografico?

All'epoca la risposta fu affermativa: i testi erano pochi e spesso irreperibili.

Presi una decisione chiara dopo mesi di ripensamenti: il mio sarebbe stato un lavoro condotto sulla base delle esperienze maturate nei tanti anni di pratica e di insegnamento del Taekwondo stesso, un libro rivolto soprattutto verso chi del Taekwondo conosce poco o nulla, valido anche per chi già lo pratica, in ogni caso semplice da leggere, ricco di storia legata alle origini dell'arte marziale coreana, di tradizioni ma anche di regolamenti più o meno attuali (tutto il movimento è in continua evoluzione e di conseguenza lo sono anche i regolamenti stessi) e di tecniche, supportate da immagini.

Insomma un "contributo" o forse dovrei dire un "tributo" al mio sport, il Taekwondo, a cui ancora adesso continuo a dedicare una parte importante della mia vita.

Un libro che utilizza termini spesso scritti in più maniere (esempio poomse o poomsae, Kyukpa o Kyokpa ecc...) a causa delle difficoltà incontrate nelle varie traduzioni dai testi stranieri. Chi può affermare con certezza quale sia il giusto modo di scrivere qualcosa che viene tradotto dal coreano dopo millenni di divisioni?

Un libro, quindi, nato nell'era di internet e da questa partorito proprio a causa della difficoltà di reperire testi di cui parlavo all'inizio. Ora, dopo anni di sacrifici e di duro allenamento mi chiedo: ma se i libri sul Taekwondo sono irreperibili non dipenderà al fatto che se ne scrivono troppo pochi?