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Libri sul ciclismo: Posizione aerodinamica per sprint su pista

Libri sul ciclismo: Posizione aerodinamica per sprint su pista

Ottimizzando la posizione in sella, è possibile ridurre al minimo l’attrito aerodinamico negli eventi sprint su pista.
Questo è particolarmente importante alla luce delle elevate velocità raggiunte negli sprint, dove la resistenza aerodinamica è la forza principale che agisce sull’atleta.

In questo articolo tratto dal libro Performance Ciclistica scopriamo:

  • Test in Galleria del Vento;
  • Posizione delle Braccia ed effetto sulla resistenza aerodinamica;
  • Dove è meglio guardare? Sotto il braccio o oltre la spalla?
  • L’effetto aerodinamico del “lancio” della bicicletta al traguardo.

Test in Galleria del Vento.

Studiare la postura degli sprinter in una galleria del vento è tutt’altro che facile.

Le difficoltà che si incontrano sorgono da diverse aree. I vortici d’aria, per esempio, vengono creati e si dissipano in modo casuale. A questo problema si aggiunge il movimento del ciclista. 

I velocisti, che passano la maggior parte del tempo accelerando e usando alti rapporti a ritmo sostenuto, compiono movimenti poco puliti. Trovano perciò difficile mantenere una posizione per un tempo sufficiente ad acquisire dati utili.

Le critiche sollevate sulla validità ecologica dei test in galleria del vento per gli sprinter sono, di conseguenza, piuttosto giustificate. Inoltre, è necessario trovare una postura che sia un compromesso tra una posizione che massimizza la capacità del ciclista di produrre potenza e una che riduce al minimo la resistenza aerodinamica.

La ricerca del metodo ideale è ancora in fase di sviluppo.

Posizione delle Braccia ed effetto sulla resistenza aerodinamica

La produzione di potenza, in ogni caso, rimane il punto focale degli sprinter e dei loro allenatori.

Dai test in galleria del vento possono comunque scaturire alcune interessanti osservazioni. La posizione delle braccia, ad esempio, può avere un certo effetto sulla resistenza aerodinamica

Nei nostri test abbiamo notato che un velocista che tiene le braccia flesse (con i gomiti a 90 gradi) riduce la resistenza aerodinamica del 10% rispetto a chi le tiene semi-flesse e del 16% rispetto alla posizione con le braccia distese. 

In uno sprinter che produca circa 2500 W, questo corrisponde a un risparmio superiore a 400 W. Curiosamente, le braccia abdotte verso l’esterno costano a uno sprinter fino al 17% di attrito. Si tratta, in ogni caso, di una posizione comune per questa tipologia di ciclisti quando lottano per ottenere una traiettoria dominante o muovono la bicicletta sotto di sé. È improbabile che uno sprinter raggiunga grandi risultati nella postura di un ciclista di fondo. 

Una strategia più comune prevede che il velocista assuma la posizione a braccia completamente flesse appena possibile, per esempio quando termina la lotta per la posizione.

Dove è meglio guardare? Sotto il braccio o oltre la spalla?

Gli sprinter tengono spesso d’occhio i loro avversari guardando sotto il braccio o oltre la spalla. Non sono stati riscontrati risultati convincenti che portino a preferire una tecnica rispetto all’altra. Inoltre, la ricerca visiva dell’avversario si utilizza solo a una velocità moderata, quando la riduzione di resistenza aerodinamica è meno importante.

L’effetto aerodinamico del “lancio” della bicicletta al traguardo

È interessante osservare gli sprinter “lanciare” in avanti le loro biciclette al traguardo, con la convinzione che ciò possa aiutare a ottenere un minimo di vantaggio. 

La meccanica newtoniana, la fisica e il buon senso fanno pensare che questo gesto non comporti nessun effetto e che riceva dalla rotazione del pianeta Terra un impercettibile aiuto.  

L’azione in realtà spinge all’indietro il corpo del ciclista, allontanandolo dalla linea del traguardo. 

Abbiamo cercato di testare gli effetti di questa posizione sulla resistenza aerodinamica dello sprinter. I nostri dati mostrano che “lanciare” la bicicletta al traguardo può corrispondere a un aumento dell’attrito del 13%. In questa posizione, inoltre, l’atleta non pedala e dunque non produce potenza.

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