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Basi fisiologiche del dimagrimento

Basi fisiologiche del dimagrimento

Come favorirlo

Tratto da Principi di metodologia del fitness di Antonio Paoli e Marco Neri.





Nelle società ad alto sviluppo tecnologico, lo stile di vita è oggigiorno caratterizzato da periodi prolungati di inattività.

È giustificato affermare che, da un punto di vista evoluzionistico, l’inattività fisica rappresenta una situazione nuova per l’umanità e non fisiologica. Infatti, è opinione generale (cfr. Stannard e Johnson, 2004) che nelle società preistoriche, ma fino a non molto tempo fa anche nella nostra società, lavoro fisico e procacciamento del cibo siano stati inevitabilmente associati e che il genotipo plasmato dalle pressioni selettive sia stato ottimizzato per produrre il lavoro fisico necessario a procurarsi il cibo.

In aggiunta, la sedentarietà si è associata a un’ampia disponibilità di cibo.

L’associazione perversa tra elevato input calorico e ridotta spesa energetica conseguente a ridotta attività fisica ha portato allo sviluppo di problematiche legate al sovrappeso e all’obesità di dimensioni tali da fare parlare di epidemia negli Stati Uniti e in Australia.

La rilevanza di questo problema si coglie se si considera che l’obesità è il principale fattore di rischio del diabete mellito di tipo 2 (DMT2), nonché uno dei fattori di rischio principali per l’aterosclerosi e, quindi, per le malattie cardiovascolari.

Di conseguenza, molto lavoro di ricerca è stato svolto al fine di chiarire i meccanismi che sono alla base di questa associazione, con lo scopo di sviluppare farmaci capaci di interferire con essi.

Al momento attuale, in aggiunta al controllo dietetico, l’unico approccio non farmacologico alla soluzione di questo problema è il coinvolgimento delle persone in regolari programmi di attività fisica finalizzati a massimizzare l’utilizzo muscolare di acidi grassi.