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IL COLLASSO DI FOSTER, OVVERO TRASCINARSI AL TRAGUARDO

IL COLLASSO DI FOSTER, OVVERO TRASCINARSI AL TRAGUARDO

Manuale completo della corsa di Hans Van Dijk e Ron Van Megen ci illustra un particolare fenomeno che si può verificare poco prima del termine della gara. Vediamo insieme di cosa si tratta.

 

In alcune occasioni capita di vedere un corridore così esausto da trasci­narsi letteralmente fino al traguardo. Come è possibile? Cosa succede al corpo in quel momento? Di recente è stata pubblicata un’ottima revisione sull’argomento78, di cui sintetizzeremo i risultati in questo capitolo, scritto insieme al medico e fondista Karel Bos.

STORIA

Il caso più noto nella storia recente è quello della maratoneta svizzera Gabriela Andersen-Schiess, crollata nell’ultimo tratto ai giochi olimpici di Los Angeles del 1984. L’atleta si è trascinata fino al traguardo di fronte a milioni di telespettatori stupefatti. Ugualmente sensazionale è stato l’arri­vo della triatleta americana Julie Moss nella maratona di Hawaii del 1982. Dopo essere stata in testa per tutta la gara, negli ultimi metri è crollata e si è trascinata fino all’arrivo, dove è stata sorpassata da Kathy McCartney. Sia Gabriela che Julie rifiutarono ogni tipo di assistenza, ben consce dell’e­sperienza dell’italiano Dorando Pietri, il quale arrivò primo alle Olimpia­di di Londra del 1908, ma venne accompagnato al traguardo dai giudici. La squadra statunitense protestò, Pietri fu squalificato e la vittoria andò all’americano Johnny Hayes.

FISIOLOGIA DEL COLLASSO DI FOSTER

La maggior parte dei corridori riesce a regolare il proprio passo e a tagliare il traguardo di gare di fondo senza intoppi. Tuttavia, alcuni atleti subisco­no un crollo indotto dall’esercizio e associato a ipotensione posturale, che in rari casi porta a patologie potenzialmente letali come disturbi cardiaci e colpi di calore. Anche in caso di esaurimento organico o di stanchezza muscolare periferica estremi, alcuni corridori tentano comunque di rag­giungere la linea del traguardo. Questo spesso porta a una sequenza di variazioni dinamiche nella postura e nell’andatura, che ha preso il nome dal fisiologo statunitense Carl Foster. I corridori mostreranno i seguenti sintomi:

 

 

    

QUALI SONO LE CAUSE?

 

In precedenza, si pensava che il collasso di Foster fosse dovuto a disidra­tazione e ipertermia, ma oggigiorno i medici credono che la vera causa sia un mix di pressione sanguigna estremamente ridotta, frequenza cardiaca troppo bassa e insufficienza venosa. Come risultato, il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue al cervello e di conseguenza il corridore si sente stordito, inizia a ciondolare e non riesce più a correre. Ecco per­ché molti collassi di Foster avvengono subito dopo il traguardo, quando la frequenza cardiaca precipita e aumenta la sensazione di stordimento. Ovviamente, a quel punto l’atleta non può neanche contare sul raffredda­mento dell’aria, come si è visto nel capitolo precedente.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE?

Il collasso di Foster dovrebbe essere visto come un meccanismo di difesa del corpo. Se il tronco e il cervello si avvicinano al suolo, il cuore riesce co­munque a mantenere attiva la circolazione e a fornire sangue al cervello. Di conseguenza, medici e infermieri non dovrebbero cercare di far rad­drizzare il soggetto, ma sdraiarlo a terra, per poi somministrargli acqua e favorire l’abbassamento della temperatura corporea. L’atleta non dovreb­be assolutamente essere incoraggiato a terminare la gara. Nella maggior parte dei casi, dopo un po’ di tempo il corpo si riprenderà e il cuore sarà di nuovo capace di mantenere attiva la circolazione. Il corridore potrà quindi alzarsi lentamente e non subirà alcun tipo di danno permanente.

 

I RISCHI PER LA SALUTE

Il collasso di Foster non va confuso con un arresto cardiaco o con la morte apparente. Come tutte le persone, gli atleti corrono un rischio minimo (approssimativamente 1 su 100.000) di morire di arresto cardiaco durante la corsa. L’arresto può essere causato da aritmia cardiaca (frequente nei giovani atleti che soffrono di problemi cardiaci ereditari), da infarto mio­cardiaco (dovuto ad arteriosclerosi) e da ipertermia. Si possono ridurre i rischi sottoponendosi regolarmente a esami medici in un centro medi­co-sportivo. Un’aritmia cardiaca fatale può essere causata anche da un’in­fezione virale. Non correte mai una gara se avete l’influenza o la febbre. A dispetto dei rischi menzionati, la corsa è da considerarsi uno sport molto salutare. Infatti, la maggior parte dei corridori invecchia in salute e in ottima forma.

Il numero di collassi di Foster non fatali non può essere stimato con fa­cilità, dato che i casi non sono ben documentati. Stando alla letteratura, almeno il 99,9% dei corridori completa la maratona senza collassare e il 59% dei casi di collasso di Foster riportati sono avvenuti dopo la linea del traguardo.

QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO?

La maggior parte dei corridori semplicemente non arriva a livelli di sfor­zo così elevati da incorrere in incidenti di questo tipo. Quasi tutti gli atleti, infatti, sanno ascoltare il proprio corpo e ridurre il ritmo in tempo. Solo i corridori con una forte motivazione possono riscontrare problemi a causa dei seguenti fattori:

» Messaggi del corpo volontariamente ignorati.

» Segnali che passano inosservati a causa dell’abitudine.

» Malfunzionamento del sistema di controllo del corpo.

CONCLUSIONI

Ci auguriamo che queste informazioni vi spingano a correre in modo re­sponsabile e a evitare di tenere ritmi eccessivi troppo a lungo: ascoltate il vostro corpo e non strafate.

 

Manuale completo della corsa