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Comprendere la risposta alla fame

Comprendere la risposta alla fame

Le conseguenze che ha sul nostro fisico

In questo articolo tratto da Brucia i grassi, nutri i muscoli di Tom Venuto, parliamo di risposta alla fame e delle conseguenze che ha sul nostro fisico.



Se i nostri antenati volevano mangiare, dovevano andare alla ricerca di cibo, coltivarlo o ammazzarlo (il che richiedeva molta attività fisica, cosa che non riguarda gli umani moderni). È possibile che i nostri antenati non sapessero nemmeno quando avrebbero fatto il loro pasto successivo. Durante i periodi di magra era possibile che assumessero pasti sostanziali solo dopo battute di caccia andate a buon fine.


Gli scienziati teorizzano che i meccanismi di adat­tamento, noti come «risposta alla fame», si siano sviluppati per assicurare la sopravvivenza della specie. È possibile sopravvivere a lungo senza cibo. Forse avete sentito storie di persone smarrite in luoghi selvaggi senza cibo per settimane, oppure confi­nate in un campo di prigionia o di guerra per anni con piccole quantità di cibo. Ci sono casi di studio di individui magri e asciutti sopravvissuti fino a due mesi di sciopero della fame e individui obesi sopravvissuti per 200 gior­ni o più senza cibarsi. Sono due gli aspetti che permettono di sopravvivere così a lungo in condizioni di digiuno e semi-digiuno:


1. Quando il cibo è abbondante, il nostro corpo è in grado di imma­gazzinare energia facilmente ed efficientemente in qualità di grassi come assicurazione contro periodi futuri di carenza.
2. Il nostro corpo è in grado di diminuire la spesa energetica e aumen­tare i comportamenti di ricerca del cibo quando le riserve di grasso corporeo si stanno esaurendo e il cibo scarseggia.


IL FISICO NON RICONOSCE LA DIFFERENZA FRA DIETA E FAME


Durante lunghi periodi di fame, il fisico trae lentamente energia da se stesso, ricorrendo alle riserve di grassi, poi ai muscoli e infine agli organi vitali. Se con­tinuaste a bruciare calorie al vostro ritmo regolare e l’apporto di cibo diminuis­se di molto al di sotto del normale, esaurireste rapidamente le vostre riserve di energia e morireste subito dopo l’arresto dell’approvvigionamento alimentare.


La riposta alla fame del vostro fisico permette di tenervi in vita più a lungo. Questo tipo di adattamento ha rappresentato una benedizione per i nostri antenati durante i periodi di carestia. Ma nelle moderne e ricche società di oggi, questo meccanismo salva-vita vi si può rivoltare contro quando cercate di perdere grassi.


Quando il fisico avverte la privazione calorica si attiva la risposta di sopravvivenza, sebbene durante la dieta non ci si trovi in una questione di vita o di morte. Il fisico dice a se stesso: «Sembra che per un po’ di tempo questo sarà tutto il cibo che avrai, dunque sarà meglio che tu smet­ta di bruciare così tante calorie, cominci a preservare l’energia e intensifichi l’operazione di ricerca del cibo».


Sia che si tratti di una reale carestia o di una dieta a basso apporto calorico, il fisico non nota la differenza. In entrambi i casi, se la restrizione calorica è grave e prolungata si va incontro a delle conseguenze, le quali sono all’inter­no dei nostri geni. L’unico modo per evitarle è evitare gravi carenze di calorie.